febbraio 25 2008

POMERIGGIO

Con una speciale perlustrazione tattile che simula la sublime noncuranza Simone sfiora la costola del libro che ha quasi deciso di comperare. Lo tocca delicatamente per avvertirlo che sarà preso, per sentire se c'è una reazione nell'inanimato che gli comunichi la sua resa incondizionata. Cerca un erotismo impossibile con l'inerte. Ha un titolo breve ed evocativo in un'edizione minimale che è poi quello che formalmente lo attira di più. Così si aggroviglia mentalmente sulla preda come farebbe un serpente che si appresti ad ingoiarla ed è colpito dai colori delle copertine degli altri testi assiepati sugli scaffali.

Si chiede se questo luogo sia una macelleria cartacea o uno di quei diabolici trabocchetti per l'impazzimento facile e rapido, un posto dove avere la sensazione di poter avere tutto e di desiderare niente se non una tregua con l'acquisto finale. Lenire un vuoto interiore. Le facce di chi si aggira sono quelle di chi potrebbe d'un tratto ordinare le pagine a etti e niente più. Anche se la rossa che si deforma in sorrisetti nel reparto poesia deve essere di quelle che sanno tutto del novecento e usano profumi neutri perché sia neutro il mondo con lei. Un uomo magro, alto, occhiali vistosi, abbronzato in gennaio, sta pensoso sul catalogo di design ma dev'essere più interessato alla pubblicazione di lusso sulla storia di Playboy. E' fin troppo evidente che ha uno strabismo strategico per le conigliette. Lieve senso di distacco. Piccola rottura giudicante.

Simone è un nevrotico, che lo sia è cosa pacifica che ha bene imparato ad accettare e capire. La sua natura di nevrotico che serra i denti di piacere se c'è qualcosa da capire più che da vivere, lo fa sembrare di volta in volta un essere anfibio, un bradipo, un chirurgo, una lente per ingrandire, un congelatore, una matita con la grafite molle e molte altre cose che non assomigliano a nulla di strettamente umano e familiare con la condiscendenza. La sua educazione che si è nutrita nella classe media ancora dialogante coi rituali, lo fa sentire in parziale conflitto: smonta il contesto, lo comprende, lo rigira ne osserva i panni sporchi, ma poi non dà il taglio finale. Non sa dove sezionare il corpo morto e se ne va in setticemia emotiva ogni qual volta si accorge del gioco. 

In tante indagini sulle scene del delitto non fa altro che ritrovare le sue impronte, e sono ovunque e sono identiche a quelle del colpevole. Il suo è un passato da geniale perdente innamorato delle sconfitte, specie di quelle con onore. Hanno sempre un che di assurdamente riabilitativo nel loro manifestarsi anche quando segnano una piccola rovina. Simone allora accarezza in maniera sempre più cosciente il suo libro, pensa di trovarsi in un tempio in cui il lucore sia dato dagli involucri più che dai desideri e arriva a disprezzare chi si aggira tra i reparti. Nello stesso momento in cui si ordinano logicamente questi brevi atti di distacco e la sua dentatura si comprime, sente interiormente di farne completamente parte, di essere ingiusto e presuntuoso. La nevrosi gli alza la pressione e l'onda del disprezzo gli bagna i piedi tornando al punto da cui era partita. 

Esce dalla mega libreria del centro, è infastidito. Ha lasciato le sue impronte anche lì e ha già la delusione mista al rimpianto per non aver acquistato nulla. Decide di tornare verso casa confrontando i prezzi dello stesso modello di scarpe in tutti i negozi di articoli sportivi che incontra sul suo percorso anche se non ha bisogno di scarpe di gomma. Ci sono buone probabilità che torni a fare la stessa cosa nei prossimi giorni fino a quando troverà il coraggio di prendere quel libro. 

febbraio 18 2008

REMOTO RECENTE

Il ragazzo se ne sta scomposto col sedere quasi al bordo del divano. Ha la chitarra che gli pesa sullo stomaco sostenuta dalla tracolla. E' semi sognante o appena partito per qualche viaggio mentale che lo ha reso molle e assorto, in una fissità che pare ebete. A dirla tutta sembra una pietà disordinata senza il pathos del marmo e del dolore, solo chiasmatico col suo strumento addosso. Sembrano due amanti sfiniti e ognuno punta a un angolo cardinale del pianeta. Chi direbbe che così tardi di notte il bruciore agli occhi per lo studio sui libri prima e la concentrazione sui suoni poi lo renda felice? Un piacere solitario che sta appagando le fibre del suo intelletto, la passione per un uso operaio delle mani e la zona oscura che sta nella sua memoria.

La stessa zona oscura in cui si immerge e incontra strani pesci animati, guizzanti ma indefinibili. Sono figli natanti informi, partoriti da ricordi troppo lontani per accertarsi della loro esistenza o da umori vivi e sedimentati nel tempo. Sono le voci di chi gli ha sussurrato il suo nome o sbattuto in faccia la verità all'occorrenza. Sono il traffico che ha subito per tre decenni o il friggere delle matite sui quaderni. Sono tutto quel luttuoso silenzio di ogni suo febbraio o la speciale croccantezza del letto in giugno. In un mare unto e nero attinge il piacere per la rappresentazione dei suoni e lo fa con un'ingenua pervicacia quasi popolano immergere dita nelle sementi. Sa di sicuro che non c'è una meta e per questo ne ha inventata una. Con questa solida convinzione va verso il punto fisso dell'idea stessa di bellezza come fosse in balia di una giostra infernale che ogni giorno gli ricorda quanto sia lontana e forse inesatta quell'idea miracolosa. E' un suono muto che ha dentro il senso stesso dei suoni insieme. Forse è il bianco nella luce che è somma di tutto il resto nell'iride.

Il ragazzo annusa il suo strumento. Solo lui sa che la verniciatura e il legno, assieme al metallo delle parti cromate, e all'interno della custodia che ha un alloggiamento morbido come di velluto imbottito, fanno un profumo unico. Ci sono i sentori di qualche muffa o dell'umidità di una pioggia presa e un'adorabile punta di acre che in mezzo alla chimica è una suggestione agrumata. E' un odore che potrebbe associare ad altre esperienze uniche e devastanti per i sensi di un ragazzo che cresce. Ha la stessa capacità di invaderlo che ha avuto il suo sesso da adolescente o i carichi di letame in montagna o la pioggia in estate su qualche stradina asfaltata di fresco in luoghi remoti della sua pratica in bicicletta. E' un odore definitivo che parla d'amore e sconvolge per il potenziale evocativo e al tempo stesso sorride alla placida carezza che gielo fa sentire familiare e intimo. E' come la prima volta che ha associato il muschio bianco alle donne.

Questo ragazzo non sa che sta per decidere qualcosa che è più grande ancora del suo smarrimento mentre si chiede qual è la giusta direzione da dare alla musica non essendoci alcuna direzione che è giusta se non quella che si prende con convinzione e amore.

febbraio 12 2008

POLITICA

Giuliano Ferrara insiste: si presenterà con una lista alle elezioni sull'onda dello specifico tema anti abortista. Finalmente è chiaro: non è in sovrappeso, no, Giuliano Ferrara è incinta. Comodo fare il parlamentare coi voti di chi emotivamente sposerà la causa. Bleah.

febbraio 4 2008

LAVORO

A "Cinematografo", la trasmissione sul cinema guidata da Gigi Marzullo, l'antropologo e docente universitario Canevacci, corroborando l'intervento di un'altra ospite, la compagna di Ferrara, al secolo Anselma dell'Olio, dice che è ora di abbattere il lavoro fisso perché avere la possibilità di essere flessibili e cambiare spesso lavoro è concettualmente sano e in buona sostanza spingerebbe al benessere e alla creatività.

Mi chiedo se intenda per questo lasciare vacante la sua cattedra per dedicarsi alla coltura di ortaggi o alla vendita al dettaglio di ricambi per aspirapolvere o alla manutenzione di impianti per l'autolavaggio. Chissà, in fondo sono di sicuro una decina d'anni che sta dove sta.